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DAL “DIRITTO” ALL’ELEMOSINA
ALLE PRIME LEGGI

Nel 1954 l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI) organizza, in piazza Montecitorio a Roma, una Marcia del Dolore. L’evento è ricordato per la disperazione delle persone che vi prendono parte, per la repressione delle forze dell’ordine e per la solidarietà dell’opinione pubblica nazionale. Riescono ad ottenere un “assegno a vita”, che, con la legge del 9 agosto 1954 n. 632, è concesso a circa 30 mila ciechi in condizioni particolarmente difficili.
Nel 1956 nasce a Taranto A.M.I.C. (Associazione Mutilati e Invalidi Civili) e nello stesso anno viene fondata a Parma la sezione locale denominata L.A.N.M.I.C (Libera Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili), che si occupa di tutela dei diritti degli invalidi civili. Nel 1959, durante il primo congresso nazionale, si pone l’attenzione su due punti cardine: la necessità di avere un lavoro e, per coloro che non possono lavorare, una pensione equa.

1. 1954.
I militanti dell’UICI, provenienti da tutta Italia, si ritrovano in piazza Montecitorio a Roma per rivendicare i loro diritti e sensibilizzare l’opinione pubblica. (Fonte https://www.uiciechi.it)

2. 1964.
Seconda Marcia del dolore, alla manifestazione parteciparono almeno 50.000 invalidi civili, un fiume inarrestabile e composito che il governo in carica non riuscì ad eludere. (Fonte http://www.anmic-parma.it)

L’ANMIC organizza altre tre Marce del dolore: nel 1961 (verrà promulgata la Legge n. 1539 del 5 ottobre 1962, che includeva nel sistema del collocamento obbligatorio gli invalidi civili nella percentuale del 2%); nel 1964 (si arriva all’approvazione della Legge n. 625 del 6 agosto 1966, che prevedeva la concessione di un sussidio alle persone totalmente e permanentemente inabili); nel 1968, anno in cui viene promulgata la Legge 2 aprile 1968 n. 482, lasciando intravedere una nuova frontiera sul collocamento obbligatorio. Tale legge regola l’inserimento lavorativo, nella percentuale del 15%, degli invalidi di guerra, invalidi civili di guerra, invalidi per servizio, invalidi del lavoro, invalidi civili, ciechi e sordomuti.

Alberto Mutti racconta: “A Parma appena fu approvata la legge n. 482 del ‘68, presso la sede de LANMIC, in piazzale Barbieri, si riempirono i corridoi di invalidi, che volevano lavorare… ne sono poi stati collocati circa 5.000 tra il 1968 e il 1999”.

Dopo una serie di manifestazioni successive, il Parlamento emana, il 30 marzo 1971, la Legge n. 118, che disciplina le provvidenze sanitarie ed economiche a favore degli invalidi civili, compresi gli invalidi psichici in età evolutiva.

IL RICONOSCIMENTO
DELLA DIGNITÀ DEL LAVORO

A Parma tra il 1972 e il 1973, da un’idea di Mario Tommasini, viene elaborato un progetto di inserimento al lavoro per i giovani disabili, anche psichici, riuscendo ad ottenere finanziamenti dalla Comunità Economica Europea, che decide di nominare questa iniziativa Progetto pilota per l’Europa. Queste risorse permettono a 225 giovani, anche con gravi disabilità psichiche, di entrare a far parte del mondo del lavoro.

La scelta delle istituzioni è quella di una progressiva eliminazione delle strutture emarginanti.
Un documento rilevante di quel periodo è il film di Marco Bellocchio Matti da slegare, girato nel 1973, che racconta, tra le altre, l’esperienza di integrazione lavorativa di un ragazzo disabile.
Nei primi anni Settanta vengono fondati i laboratori per pazienti provenienti dall’Ospedale Psichiatrico: quello di Borgo Carissimi, per gli uomini e quello di Borgo Felino, per le donne, quest’ultimo chiamato 8 marzo.

Carlo Baroni racconta: “Il lavoro da una parte aveva una funzione terapeutica, dall’altra c’era un ritorno economico che permetteva loro di guadagnare qualcosa e ingrandire le attività del laboratorio”.

Oltre ai laboratori, si aggiungono la prima cooperativa formata di sole donne, NOI, e tre, “fattorie”, luoghi di vita e lavoro. Tra queste la più nota è quella di Vigheffio che diventa il simbolo dei tre principi che guidano la creazione di queste strutture: casa, lavoro, socialità.

3. 1976.
Atti del Convegno Lotta all’emarginazione e risposta del mondo del lavoro: inserimento degli handicappati nelle attività lavorative, organizzato dall’Amministrazione Provinciale di Parma per presentare i risultati ottenuti con la realizzazione del Progetto pilota per l’Europa.

4. Progetto pilota per l’Europa. La Città e la provincia rispondono in modo corale a questa iniziativa, vengono trovati numerosi posti di lavoro, grazie a forti collaborazioni interistituzionali. (Provincia di Parma Fondo Paolo Tomasi, raccolta fotografica, (s.d.)).

ANCHE LA COOPERAZIONE AIUTA

 Un’altra esperienza rilevante, anche per gli anni successivi e che è nata negli anni Settanta, è quella delle cooperative per la formazione e il lavoro delle persone disabili.
La prima cooperativa nata a Parma è stata l’Oltretorrente (1973), poi ricordiamo la Molinetto (1978), la bula (1980) e l’Insieme (1980). L’esperienza in cooperativa è il primo passo per creare dei veri e propri percorsi di inserimento lavorativo nelle realtà esterne, come le piccole aziende private o gli uffici pubblici.
Nel 1984 nasce il Consorzio Solidarietà Sociale, con lo scopo di coordinare le attività di realtà appartenenti allo stesso settore, il Consorzio è una cooperativa di secondo grado, di cui fanno parte cooperative sociali di tutta la provincia.
Un elemento di novità è la Legge n. 381 dell’8 novembre 1991, alle cooperative viene dato il compito di svolgere attività diverse, avviate allo scopo di favorire l’inserimento lavorativo delle persone disabili. Attraverso questa modalità l’offerta di posti di lavoro si ampliò significativamente.

“L’inserimento e l’integrazione sociale della persona handicappata si realizzano mediante […] misure atte a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro[…]”. Così si legge in uno stralcio dell’art. 8 della Legge Quadro n. 104 del 5 febbraio 1992, che garantisce al lavoratore disabile alcuni diritti, come permessi e congedi retribuiti per lui e per i familiari che lo assistono.

La Legge n. 104/’92 delega alle Regioni il compito di mantenere aggiornato un albo regionale con tutti gli organismi che svolgono attività di inserimento e integrazione lavorativa delle persone con disabilità. L’art. 19 si riferisce al collocamento obbligatorio e sottolinea come la valutazione per l’avviamento al lavoro della persona con disabilità deve considerare la capacità lavorativa e relazionale dell’individuo e non solo la minorazione fisica o psichica. 

5. Gigi fotografato da Uliano Lucas (Fatti di semplicità: 25 anni di integrazione sociale a Parma, cooperativa la bula, 2006).

IL DOVERE DI UN DIRITTO

La Legge 12 marzo 1999 n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, reca un importante mutamento di impostazione, segna il passaggio da un sistema di collocamento “obbligatorio” ad un sistema di inserimento lavorativo “mirato”. Prevede una serie di misure volte a garantire il diritto al lavoro, tramite l’utilizzo di una serie di strumenti che facilitino e supportino l’inserimento stesso.

Rispetto ai datori di lavoro destinatari della normativa, la legge amplia la platea degli obbligati e diminuisce la percentuale d’obbligo, regolando quest’ultima in base all’effettivo numero di dipendenti e, quindi, in base alle capacità economiche-occupazionali dei datori di lavoro.

L’inclusione delle piccole-medie imprese all’interno della platea dei soggetti obbligati risulta fondamentale, considerando la composizione del tessuto produttivo del nostro Paese.

Introduce, inoltre, una serie di strumenti volti a facilitare l’inserimento lavorativo di coloro che presentano maggiori difficoltà, in particolare i disabili intellettivi e psichici; prevede la possibilità di attivare forme di sostegno, consulenza e tutoraggio.

Il Sild è il Servizio inserimento lavorativo disabili che l’Amministrazione Provinciale di Parma ha attivato per l’applicazione del collocamento mirato al lavoro, previsto dalla legge n. 68 del’99 e dalla legge regionale n. 14 del 2000 “Promozione dell’accesso al lavoro delle persone disabili e svantaggiate”. E’ uno dei primi in Italia, realizzato insieme al Consorzio Solidarietà Sociale. Dal 2001 ad oggi sono state collocate al lavoro oltre 7800 persone.

Il Premio Qualità Sociale d’Impresa, intitolato a Luisa Sassi (1954-2008), è nato nel 2010, grazie all’Amministrazione Provinciale di Parma ed è promosso da ANMIC Parma e Consorzio Solidarietà Sociale di Parma con il sostegno di Fondazione Cariparma. Vuole tenere alta l’attenzione sul tema dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, valorizzando le buone prassi e le aziende che si sono impegnate in questa direzione.

6. 2004.
La Provincia di Parma, a seguito del Convegno, pubblica il volume “Il dovere di un diritto:
l’inserimento lavorativo delle persone diversamente abili in provincia di Parma”, corredato da una versione video.

NON LAVORARE STANCA

Nel biennio 2019-2020 c’è stato un sostanziale dimezzamento degli avviamenti al lavoro, il dato va però contemperato con la situazione generale, cioè la riduzione del numero dei datori di lavoro obbligati all’assunzione, l’incremento della cassa integrazione, della mobilità e dei dispositivi che consentono di accedere all’istituto della sospensione temporanea dagli obblighi di assunzione.

Crescono gli esoneri e le richieste di sospensione temporanea dagli obblighi di assunzione delle persone disabili.

Le scoperture spesso non sono generate dalla mancanza di posti di lavoro, ma dalle resistenze che alcune aziende mettono in atto, sfruttando scappatoie ed esenzioni che la Legge n. 68 non prevedeva, ma che hanno preso forza di legge attraverso circolari interpretative, stravolgendo la ratio della norma.

Da un incontro avvenuto il 14 aprile 2021 fra il Ministro alla Disabilità e i rappresentanti sindacali componenti l’Osservatorio Nazionale, riuniti per valutare le varie problematiche inerenti la disabilità, risultano esservi un milione di iscritti nelle liste del collocamento obbligatorio (oltre 4000 nella nostra provincia).

Si chiede che il collocamento riprenda applicando con coerenza sia la Costituzione della Repubblica italiana, sia la Convenzione sui diritti delle Persone con Disabilità. È indispensabile che, dopo il diritto garantito alla scuola per tutti, anche il lavoro, o un’attività in luoghi solidali, sia garantito a tutti, nel rispetto dell’art. 1 della Costituzione.

7. 2019.
Lavorare stanca? L’esperienza lavorativa delle persone con disabilità, un film di Alessandro Scillitani. “L’esperienza lavorativa delle persone con disabilità è raccontata senza pregiudizi, attraverso frammenti di vita dei protagonisti, testimonianze dei loro familiari, colleghi, amici. È l’occasione per riflettere sul valore del lavoro come strumento di realizzazione di sé e come opportunità di miglioramento della qualità della vita”.

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