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DALL’ESCLUSIONE

Nel 1953 la Circolare Ministeriale n. 1771/12 delinea una precisa differenza tra scuole speciali, definite come “Istituti scolastici nei quali viene impartito l’insegnamento elementare ai fanciulli aventi determinate minorazioni fisiche o psichiche” e classi differenziali, “Non sono istituti a sé stanti, ma funzionano presso le comuni scuole elementari”. L’allievo sarà per molti anni definito come “anormale”, “subnormale” o “minorato”, “tardivo” e “deficiente”.

Jole Saladino, maestra elementare racconta: “Le classi speciali raggruppavano ragazzi di fasce di età differenti e di differenti problematiche, erano una prima risposta al fatto che i bambini diversi fino a quel momento erano rimasti chiusi nelle loro case come fossero una disgrazia”.

Luisa Passalacqua, maestra elementare: “Il doposcuola prevedeva l’assistenza degli alunni durante il pasto, attività ludiche, lavori manuali… spesso si chiacchierava e si scherzava volentieri con i bambini molti dei quali erano particolarmente affettuosi e socievoli”.

Le classi differenziali erano spesso destinate anche agli allievi con problemi di condotta e disagio sociale o familiare, è ad esempio il caso dei figli degli immigrati dal sud, arrivati a Parma negli anni ‘60.
Per i casi più gravi erano previsti istituti speciali, nella nostra provincia vi era il manicomio di Colorno, nel quale c’era la sezione per “oligofrenici e anormali” e la Scuola speciale di Villa Montauro a Fidenza. A Parma ricordiamo il Brefotrofio, l’Istituto Vittorio Emanuele II, nel quartiere Montanara, per gli orfani e i ragazzi con disturbi di comportamento, il Carcere minorile Lambruschini; dentro il Parco Ducale, nel Palazzetto Eucherio Sanvitale una Scuola speciale diurna, per “gravi o gravissimi” e la Scuola speciale di via della Costituente, dove era stato istituito anche un doposcuola per gli “anormali psichici”.
Mario Tommasini, diventato nel 1965 Assessore Provinciale alla Sanità, inizia le sue visite all’Ospedale Psichiatrico di Colorno, porta all’attenzione di tutti il problema delle tragiche condizioni di vita dei ricoverati, riesce ad istituire una commissione di studio per trovare soluzioni opportune e tra il 1965 e il 1968 si inizia a lavorare per far uscire i pazienti e le persone con disabilità dal manicomio, arriva così l’incontro con Franco Basaglia, con cui si instaura un rapporto di amicizia e collaborazione.
Seguendo questa scia, nel 1971 viene occupato il Brefotrofio, nel 1972 è il momento del Carcere minorile Lambruschini, si chiude il reparto minori dell’ospedale psichiatrico di Colorno e per i giovani pazienti oligofrenici viene costruito in città il Centro Minori, nella sede dell’attuale Centro Santi.

1. Contratto di affitto di alcuni locali dell’ E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza) per la Scuola speciale per anormali psichici (Archivio E.C.A. di Parma, 1969, Esercizio 1969).

2. Classe “anormali” dell’E.C.A. di via della Costituente 6 (Archivio Storico Comunale di Parma, Fondo fotografico, (s.d.), S 12/16).

AI PRIMI INSERIMENTI

Il movimento del Sessantotto porta con sé un forte rinnovamento, con le sue affascinanti proposte di opposizione a ogni tipo di discriminazione e di esclusione. La scuola, più di altre realtà, è teatro di grandi sperimentazioni e di notevoli cambiamenti, proprio in questi anni iniziano i primi tentativi di inserimento nelle classi “normali”.
A Parma, nella scuola materna Guadagnini, nel 1969, viene istituita una sezione con alcuni bambini che provenivano dalla Scuola speciale di via della Costituente. Contemporaneamente alla creazione di questa sezione arriva a Parma Franco Basaglia che, con la sua équipe, fornisce un supporto alle insegnanti. Si inizia, così, un percorso sperimentale di integrazione progressiva, iniziato prima che venissero chiuse le scuole speciali, anticipando le leggi e qualsiasi sostegno istituzionale.

Anita Pietrantoni, maestra alla Guadagnini, ha lasciato questa testimonianza: “Nella nostra scuola un’insegnante di sostegno aveva iniziato a portare i bambini, che seguiva, insieme agli altri, dicendo che era proprio un desiderio e un bisogno che esprimevano i suoi alunni quello di non restare isolati ma di giocare, parlare, guardare gli altri”.

Altre scuole, come la San Leonardo, seguono l’esempio della Guadagnini. L’inserimento dei bambini disabili nella scuola materna è favorito dalla presenza degli “operatori di appoggio”. Nel 1970 viene creato il Movimento di coordinamento educativo, che ha il compito di seguire l’inserimento nella scuola dell’infanzia.

Maria Munarini, insegnante che svolge la sua attività nella scuola elementare del quartiere Montanara, ha lasciato questa testimonianza: “Siamo negli anni ‘70-’71, si sperimenta il non voto, si realizzano le attività ricreative pomeridiane fino al consolidarsi del tempo pieno, vengono introdotte metodologie che consentono di facilitare l’inserimento di ragazzi difficili e con handicap”.

L’esperienza nella scuola del quartiere Montanara viene seguita da altre, come la Scuola Corazza, il XIII Circolo, attuale Pilo Albertelli, con direttrice Albertina Soliani e la Renzo Pezzani.
All’interno del Conservatorio Arrigo Boito, con direttore Luciano Scalise, nella scuola elementare sperimentale annessa, insegnano Ulisse Adorni e Giorgio Michelotti, che, con colleghi e colleghe, iniziano ad integrare i bambini disabili nella classe.

3. La scuola materna Guadagnini nell’anno 1954 (ASCPR, Fondo fotografico, 1954, A 30-2).

4. Anno Scolastico 1969/1970. La classe 4. elementare sperimentale del Conservatorio Arrigo Boito, a destra, in alto, il maestro Ulisse Adorni (per gentile concessione di Paolo Scalise).

LA SCUOLA APERTA A TUTTI

Con la Legge n. 118 del 30 marzo 1971, gli alunni con disabilità lieve hanno visto riconosciuto, per la prima volta, per la scuola dell’obbligo, il proprio diritto all’inserimento scolastico nelle classi “normali”.
Con la Legge n. 820 del 24 settembre 1971 viene introdotto nella scuola il tempo pieno, un cambiamento importante perché si basava sull’idea che per educare bene ci vogliono più insegnanti e più tempo, condizioni indispensabili per i bambini con abilità diverse.

Emma Barbisotti, maestra elementare racconta: “All’inizio ci sono state delle battaglie per il tempo pieno, e poi per gli inserimenti di tutti gli alunni nelle classi, ma lo slogan di quei tempi, in questo e in altri campi, era: “pari opportunità per tutti!”.

Nel 1974 il Ministero della Pubblica Istruzione organizza un corso per la preparazione di operatori provinciali e il direttore didattico Giancarlo Cottoni, per incarico del Provveditorato, promuove, sostiene e incoraggia l’inserimento in tutte le scuole del territorio degli alunni con disabilità, successivamente viene creato un gruppo di lavoro.

La Legge n. 517 del 4 agosto 1977 abolisce le classi differenziali, riconosce il diritto di tutti gli alunni con disabilità ad assolvere l’obbligo scolastico nelle scuole “normali”. Con questa legge inizia la chiusura progressiva degli istituti per sordomuti.

La scuola media, pur essendo strutturata in modo diverso dai livelli scolastici inferiori, ha saputo trovare nuove modalità di integrazione, quello che sembra essere decisivo è la qualità delle scelte fatte dall’istituto, oltre che dagli insegnanti di classe.
In questi anni sono diverse le scuole medie a Parma che si distinguono per l’inserimento di studenti con disabilità, tra le quali: Toscanini, Newton, Ferrari, Salvo d’Acquisto; in provincia: Fontanellato, Trecasali, Langhirano.
La presenza nella nostra città, inoltre, dell’Istituto Don Gnocchi, dove risiedevano alcuni ragazzi anche gravissimi, ha permesso una stretta collaborazione tra questo e la Scuola Media Pascoli, frequentata da molti di questi ragazzi.
Con la Sentenza della Corte Costituzionale n. 215, del 1987, si riconosce finalmente il pieno diritto dei “soggetti portatori di handicap” a frequentare la scuola secondaria di secondo grado.

6. 8 agosto 1977.
Pubblicazione della Legge n. 517 del 4 agosto 1977.

5. 26 novembre 1966.
Inaugurazione della Scuola elementare del quartiere Montanara, (ASCPR, Fondo fotografico, 1966, S12/16).

LA LEGGE 104 E GLI ACCORDI
DI PROGRAMMA

Il 5 febbraio del 1992 viene promulgata la Legge n. 104, “Legge-Quadro sull’handicap”, che, nell’ambito scolastico, coinvolge varie istituzioni: famiglia, scuola, USL, enti locali, centri riabilitativi, associazioni di volontariato, i quali concorrono tutti a migliorare la qualità della vita.
Nella scuole superiori a Parma, dalla metà degli anni Novanta, assistiamo ad una presenza sempre maggiore di ragazzi e ragazze disabili, soprattutto nelle realtà scolastiche che valorizzano competenze artistiche, professionali e dell’area sociale.
La contemporanea presenza in ogni scuola di alunni con disabilità molto grave ha richiesto un impegno particolare. Nella nostra provincia assume valore la figura dell’educatore scolastico, con funzione educativo-assistenziale, denominato E.S.E.A.

Dopo una lunga e partecipata elaborazione, Il GLIP, Gruppo di Lavoro Interistituzionale Provinciale, coordinato dal prof. Giancarlo Cottoni con la consulenza del prof. Sergio Neri, elabora l’Accordo di Programma Provinciale per il coordinamento e l’integrazione dei servizi di cui alla legge 104 del ‘92, sottoscritto, nel 2001, dalle diverse istituzioni coinvolte.
Uno degli obiettivi che si intende raggiungere è quello di offrire alle famiglie e alle istituzioni scolastiche suggerimenti ed indicazioni per orientarsi tra i vari servizi, contiene inoltre modelli di lavoro da utilizzare in tutto il territorio provinciale, in modo da uniformare gli interventi e la documentazione presso tutte le scuole.
All’individuazione della persona con disabilità provvede l’AUSL, segue il profilo dinamico funzionale ai fini della formulazione del P.E.I (Piano Educativo Individualizzato), che non contempla solo la vita scolastica dell’alunno, ma il progetto di vita con tutta la sfera di relazioni e opportunità extrascolastiche.
Nel 1997, grazie anche al lavoro svolto per l’Accordo di programma, si costituisce il CePDI (Centro Provinciale di
Documentazione per l’Integrazione scolastica, lavorativa e sociale).

7. 2002.
Le indicazioni della cultura dell’integrazione: per il rinnovamento delle persone e delle istituzioni, di Giancarlo Cottoni nella collana I quaderni degli appunti, CePDI.

8. 17 febbraio 1992.
Pubblicazione della Legge Quadro n. 104 del 5 febbraio 1992.

C’È POSTO
ANCHE ALL’UNIVERSITÀ

La Legge n. 104 del 1992 regolamenta il diritto allo studio nelle scuole di ogni grado ed ordine, anche nell’Università.
Con la Legge n. 17 del 28 gennaio 1999, che integra e modifica la L. 104 del’92, l’impegno delle Università Italiane, nei confronti degli studenti universitari con disabilità, si è fatto più intenso e sistematico, agli studenti sono garantiti sussidi tecnici e didattici specifici, nonché il supporto di appositi servizi di tutorato specializzato, “Le Università, con proprie disposizioni, istituiscono un docente delegato dal Rettore con funzioni di coordinamento, monitoraggio e supporto di tutte le iniziative concernenti l’integrazione nell’ambito dell’ateneo”.

Emilia Wanda Caronna, Delegata dell’Università di Parma, racconta: “A fine anno ‘98-’99 erano 42 i ragazzi iscritti all’Università… Con gli anni 2000 hanno iniziato ad aumentare, grazie anche al lavoro di orientamento organizzato. In quegli anni c’è stato un passa parola forte, la voce dell’inserimento dei ragazzi disabili all’Università di Parma ha girato per tutta Italia e ne abbiamo inseriti tanti”.

Alcune Università , tra cui quella di Parma, hanno creato nel tempo strutture stabili per favorire l’integrazione.
Nel 2003 nasce il Servizio Le Eli-Che, che accoglie gli studenti, elabora con ciascuno di loro curricula individualizzati, fornisce sussidi. A fine 2019 Le Eli-Che sostengono 884 studenti.
Nel 2001 viene elaborata la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della disabilità e della salute (ICF), che mira a descrivere lo stato di salute delle persone in relazione ai loro ambiti (sociale, familiare, lavorativo).
La Convenzione sui diritti delle Persone con Disabilità del 13 dicembre 2006, nel campo educativo enuncia: “gli Stati Parti garantiscono un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli ed un apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita”. Inclusione significa adattamento reciproco, ambiente/soggetto, dove l’ambiente cambia per cogliere e rispettare le differenze e garantire l’uguaglianza delle opportunità.
La Legge n. 170 dell’8 ottobre 2010 “riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento,… che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana”. (Art. 1)
Siamo sulla buona strada, ma c’è ancora lavoro da fare perché sia completamente attuato l’art. 34 della Costituzione Italiana: “La scuola è aperta a tutti”.

9. 2020.
Il nuovo Centro accoglienza e inclusione dell’Università di Parma, in piazzale San Francesco.

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